Lauroceraso

1024 770 Ambiente e Biodiversità
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Nome comune: lauroceraso
Specie: Prunus laurocerasus L.
Famiglia: ROSACEAE

Cespuglio o alberello a foglie persistenti. Fiorisce da aprile a maggio.

  • I fiori sono piccoli, con corolle biancastre a 5 petali, riuniti a formare un’infiorescenza a pannocchia eretta.
  • Le foglie sono coriacee, di colore verde intenso, lanceolate, con terminazione acuta, margine finemente dentato, lunghe oltre 10 cm, rette da un picciolo di 1,5 cm circa.
  • I frutti sono piccole drupe (circa 1 cm di diametro), nerastre a maturità, riunite in infruttescenze piuttosto ricche.
  • La corteccia è grigiastra e liscia negli esemplari giovani, rugosa e con sfumature nerastre negli individui più maturi.
Tossicità

Le foglie contengono un glicoside che fermentando libera acido cianidrico (dal caratteristico profumo di mandorle amare).
L’acido cianidrico è molto pericoloso, come noto, perché non permette ai tessuti di assorbire l’ossigeno trasportato dal sangue.
Attenzione, dunque, a non confondere le foglie del lauro con quelle dell’alloro, comunemente utilizzato per aromatizzare sughi ed arrosti.
Molto velenose sono anche le drupe: 10 possono rivelarsi mortali se ingerite da un bambino.

Curiosità

Questa pianta è stata importata dall’Asia Minore e dall’Europa sud-orientale, per uso ornamentale e specialmente per realizzare siepi, per il suo portamento arbustivo-cespuglioso (ricordiamo che è anche possibile allevarla ad alberello, nel qual caso raggiunge facilmente – e supera – i 7 m di altezza).
Il botanico Clusius la portò a Vienna da Costantinopoli nel 1574, insieme ad altre specie esotiche.
Si tratta di una pianta vigorosa, molto resistente agli agenti inquinanti e quindi apprezzata ed apprezzabile come barriera verde nelle nostre città ormai troppo ammorbate.
Non resiste alle gelate estreme, per cui si adatta bene ad esposizioni da soleggiate a mezz’ombra, fino a circa 600 m s.l.m.
La tossicità di questa pianta è stata individuata solo nel corso del XVIII secolo.

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Wikipedia

Prunus laurocerasus

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Lauroceraso
Fiori di Prunus laurocerasus
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Eudicotiledoni
(clade)Eudicotiledoni centrali
(clade)Superrosidi
(clade)Rosidi
(clade)Eurosidi
(clade)Eurosidi I
OrdineRosales
FamigliaRosaceae
SottofamigliaAmygdaloideae
TribùAmygdaleae
GenerePrunus
SpecieP. laurocerasus
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
OrdineRosales
FamigliaRosaceae
GenerePrunus
SpecieP. laurocerasus
Nomenclatura binomiale
Prunus laurocerasus
L.
Sinonimi

Cerasus laurocerasus
(L.) Loisel.
Laurocerasus officinalis
M. J. Roemer

Il lauroceraso (Prunus laurocerasus L.) è un albero sempreverde della famiglia delle Rosacee, diffuso nel bacino del Mediterraneo orientale[1].

Etimologia

L'epiteto specifico fa riferimento a laurus (alloro) e cerasus (ciliegio), per la somiglianza delle foglie con quelle dell'alloro (Laurus nobilis) e drupe simili a quelle dei ciliegi.

Descrizione

È un albero di media altezza, che può raggiungere i 15 m di altezza.
Le foglie sono verde scuro, molto più chiare e lucide quando giovani; spesse 1-1,5 mm e coriacee; di forma oblunga, tondeggiante verso l'apice, lievemente seghettate lungo i margini.
l fiori sono di colore bianco avorio, ermafroditi, disposti a racemo; dall'odore gradevole lievemente acido. Fiorisce tra aprile e giugno.
I frutti sono drupe (1 cm ca.) rosse-violacee quando acerbe, e nero-bluastre una volta raggiunta la maturazione.

Distribuzione e habitat

Prunus laurocerasus è originario di una zona che si estende dalla penisola balcanica, attraverso il Caucaso e l'Asia minore, fino all'Iran e alla Libia.[1]

Coltivazione

  • Terreno neutro (pH non superiore a 7,5), umido;
  • altitudine non superiore ai 300 metri (ideali) o 700 metri (effettivi);
  • predilige una zona soleggiata per almeno una parte del giorno;
  • è abbastanza resistente al freddo ed alle malattie[2].

Usi

Prunus laurocerasus trova impiego come pianta ornamentale e da barriera (siepe) grazie al suo fitto fogliame.

È pianta visitata dalle api che ne raccolgono il liquido secreto alla base delle foglie [3] e il nettare e il polline dei fiori. [4]

Il distillato, l'acqua di lauroceraso, può essere usato come calmante per la tosse. Se assunto in quantità eccessive può provocare un'intossicazione[senza fonte].

Vengono ricavati spesso degli oli essenziali usati come aroma (in quantità minime) nei liquori, dall'odore di mandorle amare tipico della benzaldeide, prodotto della demolizione idrolitica dell'amigdalina (che produce anche acido cianidrico, inodore).

L'alta concentrazione di acido cianidrico rende questa pianta tossica per l'uomo e per gli animali domestici, in caso di ingestione accidentale.

Avvertenza

I semi, così come le foglie, sono velenosi per l'uomo per la presenza di acido cianidrico, ottenuto per saponificazione, in una dose di 50:80 (dove 50 è la mole delle drupe e 80 il peso in kg di un individuo)[senza fonte] e non devono essere consumati[5].

Galleria d'immagini

Note

  1. ^ a b (EN) Prunus laurocerasus, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 17/11/2022.
  2. ^ Rita, Lauroceraso: Consigli, Coltivazione e Cura del Prunus laurocerasus, su L'eden di Fiori e Piante, 12 agosto 2020. URL consultato il 12 agosto 2020.
  3. ^ http://www.florabeilles.org/serie/prunus-laurocerasus_apis-mellifera-5
  4. ^ http://www.florabeilles.org/serie/prunus-laurocerasus_apis-mellifera-0
  5. ^ Ronald Eisler, Handbook of chemical risk assessment, Lewis Publishers, 2000, ISBN 1-56670-506-1, OCLC 66025401. URL consultato il 31 marzo 2022.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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