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(Tamus communis L.), della famiglia delle Dioscoreacee

è una specie rampicante, una liana sempreverde piuttosto comune nelle leccete umide e tra le siepi, con foglie lucide, cuoriformi e grossi tuberi sotterranei. I frutti sono bacche di colore rosso vivo con semi biancastri. Si tratta dell'unica specie della famiglia presente nella flora italiana. Fiorisce in primavera.

Le parti più pericolose, come spesso accade,  sono i frutti ma anche le radici. Contengono saponosidi steroidici, una sostanza simile all'istamina e ossalati, una miscela che può provocare dermatiti per uso esterno e gravi irritazioni per uso interno. I frutti possono assomigliare a quelli del ribes rosso mentre le radici possono essere scambiate per delle rape. In caso di ingestione può essere utile far bere molto latte e comunque, come sempre, occorre chiamare il medico e/o correre al pronto soccorso  o al più vicino centro antiveleno.

In passato le bacche velenose di tamaro erano utilizzate come cura preventiva per combattere i geloni, ma la pratica risultava pericolosa in caso di pelle non più integra. Inoltre, questa pianta era indicata nella terapia dell'alopecia, dei reumatismi e delle contusioni. I frutti acri e caustici, così pericolosi soprattutto per i bambini, sono appetiti da merli e tordi.